Home Art Dates L’incertezza nasce dalla semplicità: Bruce Nauman

L’incertezza nasce dalla semplicità: Bruce Nauman

di Francesca Vaglietti

La mostra “Bruce Nauman: Contrapposto Studies”, a cura di Carlos Basualdo e Caroline Bourgeois, allestita presso Punta della Dogana ha riscosso sin dall’apertura un enorme successo che ha portato alla proroga della data di chiusura al 27 novembre 2022.

“… credo che l’arte incominci con l’abilità di comunicare, non una marea di informazioni, ma un’esperienza …”

Bruce Nauman

Bruce Nauman nelle sue opere e nel titolo della mostra vuole dimostrare la precarietà della maggior parte dei nostri punti di riferimento. Il contrapposto definisce una posizione particolarmente instabile, ovvero la postura di una figura umana in piedi quando il peso del corpo si appoggia su una sola gamba: su questa instabilità riflette l’opera dell’artista che nei suoi lavori utilizza diversi materiali e procedimenti al fine di provocare nello spettatore una condizione di disagio dovuta ad un’esperienza che lo costringe a rivedere i propri riferimenti. L’opera di Nauman non lascia mai indifferenti poiché tocca temi universali quali vita e morte, corpo, identità, piacere e dolore. L’esposizione presso gli spazi di Punta della Dogana si concentra su tre aspetti fondamentali del lavoro di Nauman: lo studio d’artista come spazio di creazione, l’uso del corpo nella performance e l’esplorazione del suono.

Lo studio d’artista è il luogo primario per la sperimentazione di Nauman: è qui che sviluppa il proprio linguaggio attraverso azioni molto semplici che lo vedono come protagonista. Sono esposti all’interno della mostra una serie di video realizzati in bianco e nero girati nello studio a Southampton tra il 1968 e il 1969. Questi video vedono l’artista svolgere una serie di azioni ripetitive che provocano nello spettatore sensazione di angoscia e inquietudine. Questa sensazione è dovuta alla compulsività del gesto e allo stato di reclusione messo in scena.

Contrapposto Split, 2017 - 4K 120fps 3D projection (color, stereo sound)

L’arte performativa di Bruce Nauman ha al centro l’utilizzo del corpo sin dagli esordi. Esso viene considerato come un mero materiale di lavoro sia che si tratti del proprio (video) sia quando è quello di artisti appositamente scelti tramite selezione (performance dal vivo). All’inizio della sua attività, le performance erano per lo più movimenti consequenziali e lo studio di questi ha permesso a Nauman di scoprire l’esistenza di forti connessioni emotive di alcune posizioni. La sua produzione riflette su di esse. All’interno della mostra si assiste a dei veri performer e danzatori che eseguono ripetutamente tre performance ideate dall’artista negli anni Sessanta. L’intervista ad uno dei performer che ha partecipato alla messa in scena dell’opera – Vito Ancona – ha reso esplicite le intenzioni dell’artista: l’obiettivo primario di Nauman è quello di utilizzare il corpo come strumento per interrogarsi sulla natura. Ciascuna delle performance è caratterizzata da delle indicazioni precise che vengono date dall’artista ai performer che si rendono esecutori di un progetto artistico ben definito. La prima performance, Extended time piece, vede gli interpreti posizionarsi in un punto della sala a formare un angolo di 30 gradi a 30 centimetri dalla parete. L’artista si deve lasciar cadere contro il muro, trattenendo la caduta con le mani e poi colpire la parete. Spesso i gesti e i colpi dei performer sembrano sincronizzati e ciò produce una musica: pare che stiano “suonando l’architettura”.

Vito Ancona mentre esegue "untitled" (1969) negli spazi di Punta della Dogana.

Risulta interessante l’indicazione che Nauman da per un’altra di queste performance (untitled, 1969): “il performer deve avere un atteggiamento professionale ed essere in grado di mantenere un atteggiamento distaccato rispetto al pubblico”. Queste indicazioni sono accompagnate dal commento dell’artista che definisce l’esercizio molto complesso sia mentalmente che fisicamente. Si tratta di una performance in cui l’artista deve camminare con gli occhi fissi in avanti senza mai guardare gli spettatori, con le mani intrecciate dietro il collo e leggermente accucciato come se fosse in un ambiente di 30 centimetri più basso della sua altezza normale, mettendo un piede di fronte all’altro molto lentamente e consapevolmente. Questa performance è il risultato della ricerca sul rapporto dell’uomo con il mondo e invita gli spettatori ad un’esperienza basilare: l’imparare a camminare come strumento per costruirsi.

Lungo tutto lo spazio espositivo acquista particolare importanza il suono, sia nelle performance messe in scena, sia nei video registrati. In Soundtrack from first violin film, 1969, Nauman raccoglie in un brano le tracce sonore estratte da azioni filmate, utilizzando dunque suoni strumentali per elaborare opere non musicali; in Sound Breaking Wall invece due piccoli altoparlanti sono impostati su un’installazione a forma di L ed emettono l’uno i rumori dell’espirazione e l’altro quello di un calpestio alternato ad una risata: il visitatore è in estrema difficoltà a rilevare l’origine del suono e questo produce incertezza.

Sound Breaking Wall, 1069

Caratteristica della produzione di Bruce Nauman è la volontà di creare spazi, forme e azioni scomode servendosi principalmente del corpo, del suono e del video. La sua arte non si preoccupa di fare delle belle cose ma di far riflettere sulle cose. I tre aspetti su cui si basa la produzione di Nauman e, di conseguenza, l’esposizione presso Punta della Dogana (ovvero lo studio d’artista; il suono e il corpo nella performance) non sono concepiti l’uno separatamente dall’altro ma sono co-partecipi di un’esperienza sensoriale e immersiva a tutto tondo, laddove la maggior parte delle performance registrate è stata realizzata in studio e prevede l’utilizzo del sonoro provocato dal corpo in movimento o da registrazioni sonore. L’obiettivo, ben riuscito, della mostra è quello di farsi sorprendere fisicamente e mentalmente dalle opere dell’artista e iniziare un dialogo intenso e personale con lui, partecipando all’opera.

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