Vittore Carpaccio novelliere della vita

Camminando per le strade cittadine è inevitabile soffermarsi su quel che accade intorno a noi. Una fila di macchine attende il semaforo verde, due bambini giocano con una palla, un gruppo di amici brinda al bar…

Ogni porzione visiva si riempie di storie uniche che solo come spettatori possiamo lontanamente spiare.

Un’esperienza del tutto inconsueta è pensare di poter vivere la stessa situazione scrutando tra le stesure pittoriche di un artista, che forse tra i primi, ha colto nel quotidiano un valore raffinato, tale da poter essere elevato ad arte.

Vittore Carpaccio (Venezia, 1465 ca. – 1525/26) o Scarpazo, è figlio di Pietro, un pellicciaio la cui famiglia da generazioni si è stabilita a Venezia. Sin da piccolo Vittore vive immerso nella florida Serenissima, crocevia economico e culturale d’inizio Rinascimento.

Con il suo pennello fotografa momenti di vita ricchi di storie ripartite con cura nelle metrature delle tele. La contemplazione dei suoi quadri richiede di perdersi tra dettagli di racconti silenziosi: fanciulli che accordano strumenti, donne sedute ai balconi, rematori di barche stanchi e cagnolini accovacciati in attesa.

Caccia in laguna, 1490-1495, olio su tavola, 76×65 cm. Los Angeles, Getty Museum
Presentazione di Gesù al Tempio, 1510, olio su tavola, 420 x 231 cm. Venezia, Galleria dell’Accademia
Sant’Agostino nello studio, 1502, tempera su tela, 141×210 cm. Venezia, Scuola di San Giorgio degli Schiavoni

Mai sottrae attenzione ai palcoscenici delle sue pièce. Venezia, Roma, Gerusalemme e edifici metafisici scandiscono gli ambienti riproponendo visioni prospettiche al pari delle più ideali costruzioni urbinate.

Disputa di santo Stefano , 1514, olio su tela, 147×172 cm. Milano, Pinacoteca di Brera

In Carpaccio, però, l’ideale lascia sempre spazio al reale, facendovi anche ricadere scene che da sempre sono state trattate con un certo riguardo. Il sacro si veste di abiti che seguono la moda rinascimentale, gli ambienti sono arricchiti di preziosi oggetti d’uso quotidiano, i luoghi diventano riconoscibili poiché sono quelli della città che si abita. 

Come si potrebbe identificare Maria in quella dama veneziana fissata nell’atto di leggere seduta al balcone di casa?

Non sarebbe stato possibile se una recente ripulitura della tela non avesse riportato alla luce il braccio e il piedino di un piccolo Gesù bambino. 

Madonna che legge un libro, 1505, olio su tavola, 78 x 51 cm. Washington, National Gallery of Art

I dipinti del Carpaccio si presentano sempre così; normali scene di vita dietro cui si celano le storie più sacre e mitologiche della cultura occidentale e non solo. Una fusione possibile unicamente grazie all’attento studio di usi e costumi dell’epoca a lui contemporanea. 

Nascita della Vergine Maria, 1502-1508, tempera su tela, 126 x 129 cm. Bergamo, Accademia Carrara

Si potrebbe a lungo discorrere sulle influenze artistiche che contraddistinguono il Carpaccio; Giovanni Bellini, Antonello da Messina, Piero della Francesca e Francesco del Cossa tra i primi da nominare. Ma per comprendere a pieno il peculiare occhio carpaccesco è già di per sé sufficiente scrutare nei più piccoli dettagli la simultaneità di storie che vuole raccontare.

Sino al 18 giugno 2023, Palazzo Ducale di Venezia ospiterà la mostra monografica “Vittore Carpaccio. Dipinti e disegni”, occasione unica per immergersi completamente in lontane storie rinascimentali proprio nella città tanto effigiata dal pittore.

La mostra, che riunisce una settantina d’opere autografe, permette allo spettatore di perdersi nelle dettagliate novelle del Carpaccio, ritrovando una dimensione familiare non così diversa dal fare una passeggiata, scegliere un bello scorcio, fermarsi e scattare un’istantanea di vita.

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